🍷 Sigillatura con resina di pino
Le anfore venivano rivestite internamente con resina di pino per impedire le perdite.
La sigillatura con resina di pino indica la resina di pino con cui in passato i recipienti di argilla venivano rivestiti all'interno. L'argilla è porosa: senza rivestimento il vino filtrava attraverso le pareti e si rovinava, e l'aria entrava nel recipiente. La resina chiudeva i pori e rendeva l'anfora stagna.
Questo metodo si usava in Grecia, a Roma e in altri Paesi mediterranei. La resina veniva spalmata anche sul collo e sul tappo. Il vino prendeva un gusto resinoso, e col tempo questo sapore fu apprezzato. La tradizione sopravvive ancora in Grecia: lì si fa la retsina, un vino bianco o rosato con resina aggiunta. Il suo gusto di pino è caratteristico e va acquisito.
Tracce di resina sono state trovate in recipienti molto antichi. Ad esempio, in Iran, nell'insediamento di Hajji Firuz Tepe, sono state trovate giare con residui di vino e resina. È una prova che le persone aggiungevano resina al vino migliaia di anni fa.
La resina è legata all'anfora, il principale recipiente del vino antico. Oggi la resina non si usa più così ampiamente per il vino, ma il ricordo di essa vive nella retsina.
Come si collega al tema «Vino»
🍷 Sigillatura con resina di pino → tipo di → 🍷 Anfora ← collegato ← 🍷 Vino
Collegamenti
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Domande frequenti
Perché le anfore erano rivestite di resina?
Per chiudere i pori dell'argilla, impedire al vino di filtrare e proteggerlo dall'aria.
Che rapporto c'è tra la resina e la retsina greca?
Il gusto resinoso dei vini antichi sopravvive nella retsina, un vino greco con resina aggiunta.
Dove sono state trovate antiche tracce di resina nel vino?
A Hajji Firuz Tepe, in Iran, dove le giare contenevano residui di vino e resina.
